Una brutta strada per il commissario Campani
Luca Ongaro
Giallo
IDobloni Edizioni Milano
2025
Pag. 235 euro 18,50

Wukro, Colonia Eritrea. Febbraio e marzo 1960. I coniugi Emma Giusti e
Francesco Campani
da settimane non riescono più a dormire perché Viola, la
piccola figlia di un anno e mezzo, li fa stare svegli, insieme o a turno, saranno
forse i dentini e i primi curiosi passi. Entrambi lavorano a Macallé, lei è
ricercatrice all’Istituto Agricolo Coloniale, lui è il commissario della questura;
fanno i pendolari con il treno tutti i giorni lavorativi; vivono nel villino sul retro
dell’albergo Fiesole e lasciano la bimba a casa con la coetanea Rita, figlia
dell’eritrea Kokeb (che soprassiede ai vari lavori domestici) e del marito
Salvatore (che lavora all’albergo e tifa Napoli); a Macallé prendono la
funicolare che scende verso il centro, lui è quasi arrivato, lei deve ancora
prendere un taxi. Siamo quasi alla vigilia delle inedite elezioni della prima
assemblea parlamentare coloniale, voteranno gli eritrei che hanno almeno la
licenza elementare e la metà dei seggi sarà comunque riservata agli italiani, ci
si avvierà lentamente verso una qualche indipendenza. Circa alle quattro di
quel pomeriggio una donna chiede di parlare con il noto poliziotto “che trova
sempre la soluzione”, così spiega vagamente a Campani di essere la
governante di casa Baraldi e di aver visto dal gioielliere proprio gli orecchini
(con la mezzaluna gialla e la stella blu) appartenenti a Fiorella Fiyori Baraldi, la
26enne figlia meticcia del generale, scomparsa nel maggio 1959, laureata in
biologia a Palermo e da fine 1958 tornata in Eritrea. Partono le indagini, grazie
agli orecchini risalgono ai vari venditori, scoprono che è stata uccisa, seppellita
in uno sperduto villaggio a cinquanta chilometri da casa, poi che era incinta al
quarto mese. Dovranno scavare dentro pregiudizi e privilegi di classe e di
razza, come anche fra antichi rancori e segreti familiari. Per il tranquillo e
gentile commissario venirne a capo richiederà intuito e furbizia.

Terzo romanzo della serie Campani per l’agronomo di formazione, informatico
di deformazione e scrittore campagnolo Luca Ongaro (Firenze, 1957), il primo
per la collana Enigmi della nuova casa editrice milanese. Nella prefazione
spiega che la sua prima missione ad Asmara da funzionario della cooperazione
internazionale avvenne nel 1994 e che successivamente è tornato molte altre
volte da quelle parti. Nel prologo l’assassino colpisce da dietro la ragazza già
ferita. La narrazione è poi in terza fissa sul protagonista commissario, nato e
cresciuto a Wukro, il tigrino come l’italiano, tifoso della Fiorentina (quell’anno
in lotta per lo scudetto con la Juventus, infine seconda per il quarto anno
consecutivo), una cinquantina di capitoli, raramente intervallati da alcuni
personaggi che raccontano in prima persona una parte della loro storia. La
brutta strada del titolo è quella non asfaltata, bianca di pietrisco, noiosa e
accidentata, tra la cittadina di Campani e le distese di campagna verso
Tsigereda (vero) e Tsada Amni (inventato). La topografia è stata
completamente asservita al romanzo, giallo invero. Gli orecchini erano serviti a
comprare i libri di scuola. Emma è esperta di acque e suoli, le sue competenze
saranno utili, la mamma sta a Vicenza e ha l’accento austriaco. Tanta birra e
un po’ di vino, ma la moglie del negoziante di scarpe è di vicino Macerata e fa
provare ai due questurini i Vincisgrassi (mitici), loro portano vino bianco
buono. Al teatro Ariston c’è l’orchestra di Renato Carosone, in tournée,
occasione impedibile e irripetibile!

***

Un nuovo modo di vivere. Affrontare l’aumento delle temperature e il declino
delle energie fossili
Fred Vargas
Traduzione di Francesca Bononi
Geologia e Storia
Einaudi
2025 (orig. 2022, Quelle chaleur allons-nous connaítre? Quelles solutions pour nous nourrir?)

Ovunque. Oggi. La bravissima scrittrice francese Fred Vargas sa che molti
preferiscono vederla sfoderare bei polizieschi di pura evasione
, purtuttavia
un’implacabile necessità l’ha incalzata a studiare per anni energie fossili e
cambiamenti climatici e a scrivere ora il seguito del denso importante volume
uscito qualche anno fa. L’esigenza è sorta dalla combinazione dell’indole da
scienziata archeologa geologa con la constatazione che pochi si stanno
occupando dei prossimi picchi di petrolio, gas e carbone. Ha raccolto quanta
più documentazione possibile e preso spunto dai rapporti della comunità
scientifica internazionale, in particolare di quella nota come Giec nel suo paese,
come Ipcc in quasi tutti gli altri paesi. Ribadisce che avrebbe di gran lunga
preferito rassicurarci sulla continuazione, con metodi diversi da quelli di oggi,
dei nostri stili di vita, ma dobbiamo avere il coraggio di affrontare la
sconvolgente crisi economica causata dalla decrescita del petrolio (da cui i vari
titoli e sottotitoli). Pur ragionando anche sui quattro scenari di riscaldamento
globale da qui al 2100, elaborati e diffusi nel 2014 e aggiornati nel 2022,
l’autrice affronta la tematica che condizionerà tutti gli scenari ed è stata finora
sottovalutata dagli specialisti, dagli scienziati di varie discipline e dai decisori
politici: le conseguenze del certo, inevitabile, progressivo e relativamente
rapido declino geologico del petrolio. Lo scenario più moderato dell’Ipcc è stato
già reso impossibile dall’inerzia dei governi nella riduzione delle emissioni dopo
la Cop21 di Parigi del 2015; lo scenario più estremo non potrà verificarsi a
prescindere, perché le emissioni si ridurranno comunque a causa della fine del
petrolio prima del 2100; i due scenari intermedi sono entrambi possibili, ma il
“fossile”, appunto, finirà e sarà quella la questione principale rispetto alla quale
adattarsi, se ne saremo capaci, e l’autrice prova a offrirci utili consigli.

Un libro che non ci si sarebbe mai aspettati di leggere! Nel metodo e nel
merito. La splendida, fiabesca e illuminosa Fred Vargas è molto nota (anche)
nel nostro paese per romanzi polar, colti e ironici. Si tratta della storica
archeozoologa Frédérique Audouin-Rouzeau (Parigi, 1957), dotatasi di uno
pseudonimo (in comproprietà con la gemella pittrice), inizialmente solo per le
scritture letterarie di fiction. Decenni addietro non sempre ne andavano
condivise le incursioni sull’attualità politica (per esempio non fece bene in
merito a Cesare Battisti in Francia). Per la seconda volta ora si occupa di
scienza e di clima, da un punto di vista inconsueto e urticante, da archeologa
colta ed economista diligente. Sottolinea subito la tendenza dei media a
concentrarsi sulle catastrofi e sui temi che spaventano, semplicemente perché
fanno vendere. Dal suo punto di vista, giustamente, la tendenziale fine
“naturale” dei combustibili fossili non è una catastrofe e tenderà anzi a
ridimensionare la stessa “catastroficità” (chiamiamola così) dei cambiamenti
climatici antropici globali in corso: i rapporti Giec (ci vuole indulgenza
internazionale nei confronti di una francese o di un francese, sono fatti così!)
non tengono in debito conto gli eventuali ostacoli di natura geologica o
economica che potrebbero verificarsi nel corso del secolo. Pesano ovviamente
molte incertezze fisico-biologiche e geo-politiche (ulteriori guerre militari e
potenziali conflitti sociali restano sullo sfondo), tuttavia la progressiva
diminuzione, prima delle riserve e poi della produttività o della finanziabilità,
dei combustibili fossili sono un dato “futuro” abbastanza certo e ciò “imporrà”
una decrescita delle emissioni e, in generale, delle produzioni industriali e dei
consumi globali. Le risorse di idrocarburi non sono inesauribili, la loro quantità
evolverà e determinerà svolte anche nell’alimentazione, nei trasporti, nella
convivenza urbana e nell’insufficienza di alcuni beni materiali (una decrescita
non scelta). Vero è che i picchi “definitivi” del petrolio sono stati già più volte
annunciati e sono ancora materia di ricerca e discussione: Vargas tenta di
periodizzare, indica proprio il 2025, poi il 2040 e il 2060-80 come momenti di
scansione. La lunga escursione fra i siti di scienziati, governi, organismi
multilaterali, imprese, associazioni è meticolosa e argomentata, strutturata in
quindici capitoli e in un’appendice, ognuno con tanti paragrafi (titoli e sottotitoli
esplicativi), e una quindicina di minute pagine di note bibliografiche finali.
L’autrice ci dà del “voi” e con appassionato affetto suggerisce ogni tanto
quando prendere fiato rispetto a cifre, tabelle, grafici, figure. Ovviamente, si
parla più di mobilità che di migrazioni (un cenno ai migranti climatici). Spesso
si fa riferimento alla Francia, come ecosistema meglio conosciuto ed
esemplificazione specifica degli scenari, trattando i temi con fredda globale
determinazione scientifica (anche il nucleare).

***

Segreti di ghiaccio. La deriva di Larsen B
Beatrice Peruffo
Crimini ambientali
Linea edizioni Padova
2024
Pag. 245 euro 16

Veneto, Madrid, Antartide e non solo. Giugno 2024. Il giovane meteorologo Mattia
Marangon
viene sorprendentemente raggiunto all’aeroporto di Venezia (dove ha
trascorso nervosamente la notte) da tre suoi allievi adolescenti: Wiwa, muscoloso di
incarnato scuro; Francesca, lieve hacker da giapponese-tipo; Sebastiano, alto e
biondo. Il volo è per la capitale spagnola ma la meta è la piattaforma di ghiaccio
denominata Larsen B, sono attivisti climatici e intendono contrapporsi a chi ancora
specula sui combustibili fossili e blocca la transizione energetica. La dirigente della
Sezione Sicurezza della Procura Cinzia Bernardin e l’Antiterrorismo sono subito
allertati. Iniziano convulse avventure immerse nei “Segreti di ghiaccio”, titolo del
nuovo bel romanzo green noir della sarda Beatrice Peruffo (Arborea, 1964), da
tempo insegnante di Scienze Naturali in un liceo di Vicenza, capace mirabilmente di
fare il punto sulle manovre di imprese e governi contro il taglio drastico delle
emissioni.

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Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo
Davide Enia
Monologo teatrale
Sellerio
2025 (1° rappresentazione Festival di Spoleto 29 giugno 2024, fino al 17 aprile al
Grassi di Milano)
Pag. 93 euro 12

Palermo. Ultimi decenni. Davide Enia (Palermo, 1974) ha realizzato un toccante
“Autoritratto” della città,
storico e poetico, ad alta voce. Cosa Nostra fonda il suo
Impero sulla dottrina del silenzio e Palermo è una città innervata di silenzio. La
narrazione è in prima con vari intermezzi lirici e spunti esistenziali, fra gli altri: “Il
primo morto ammazzato lo vedo a otto anni, tornando a casa”; “Incontro a Palermo i
tre funzionari, ora in pensione, della DIA”; “Quando incontro il padre mi dice «È
tutta colpa di questa terra»; «Vedi Davide, questo è il punto in cui fatalmente, prima o
poi, si sarebbe arrivati» (Giovanni Brusca); “Io non ho memoria alcuna del 23
maggio 1992”; “A scuola, io e i miei compagni impazziamo perché i docenti ci
impediscono di fare l’assemblea di istituto”; “La sera della strage di Capaci,
tantissime persone, spontaneamente, si radunano sotto casa del giudice… nella tua
città ti trovi di fronte a una pozza di sangue, l’immagine riflessa è il tuo autoritratto”.

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Il penultimo respiro di Gaza. Il diario del genocidio in corso, il racconto e la denuncia
dei diritti umani violati, la riflessione sulle responsabilità e sulle azioni di resistenza
possibili

Andrea Maestri
Storia
Left Roma ( www.left.it )
2024
Pag. 111 euro 14,80

Palestina. Oggi. La direttrice di Left Simona Maggiorelli spiega che tanti non vedono
o non vogliono “vedere il genocidio perpetrato dall’esercito israeliano a Gaza per
vendetta sull’intero popolo palestinese, dopo il barbaro attacco di Hamas del 7
ottobre 2023”. Il sintetico efficace volume del rigoroso avvocato di strada, già
deputato, Andrea Maestri (Ravenna, 1975) ci aiuta a ricostruire le radici profonde e
i termini istituzionali di quello che ancora adesso appare forse come “Il penultimo
respiro di Gaza” (una quindicina di capitoli e un’appendice normativa): la storia non
inizia con la mattanza “orribile” tra civili e militari israeliani (1194 uccisi, 250 rapiti).
La “drammatica” reazione del governo israeliano di Netanyahu risulta “lontana anni
luce dal concetto giuridico di legittima… fino a superare il limite, mai sinora valicato,
del genocidio, pur in un quadro di risalente e reiterata violenza, apartheid e
occupazione illegale dei territori palestinese da parte di Israele”.

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