La famiglia
Jo Nesbø
Traduzione di Stefania Forlani
Noir
Einaudi Torino
2025 (orig. 2024)
Pag. 435 euro 21

Os, un podere montano del minuscolo paesino nella Norvegia settentrionale, ai
piedi del monte Ottertind
, tremila abitanti, solo mille nell’agglomerato urbano,
per gran parte lungo la riva del lago di Budal. Qualche anno fa. Il 43enne Roy
Calvin Opgard, dislessico di un metro e 75, sa di essere (anche) un assassino
(già sette omicidi); va con la Volvo V60 a trovare il geologo Bent Halden a Oslo
e cerca di corromperlo; offre dodici milioni di corone a lui e al socio aziendale
Jon Fuhr per scrivere nel rapporto che la galleria (sotto la montagna) non si
può costruire e, quindi, non sarà possibile spostare la statale che attraversa Os
e garantisce l’afflusso turistico. Li minaccia pure, avendo approfondito i loro
punti deboli. Poi torna al podere dove vive con il fratello 42enne Carl Abel
Opgard, rientrato otto anni prima dal Minnesota (dove era cresciuto loro
padre), entrambi da ragazzini coinvolti criminalmente nella fine dei loro
genitori, sfracellatisi nella gola a strapiombo all’altezza della curva delle Capre,
e poi sette anni prima nella morte dell’architetta incinta moglie Shannon di Carl
(amante di Roy) e di altri. Ora Carl (già tre omicidi) dirige il lussuoso albergo
spa in via di ampliamento e sta erigendo una casa regale in collina, Roy è
sempre lì a gestire la stazione di rifornimento e l’officina e ha in mente un
ambizioso costoso progetto: vuole comprare il campeggio in riva al lago, a soli
duecento metri dalla piazza, e aprirvi un grande parco divertimenti con
ottovolante in legno, tra i più alti ed emozionanti d’Europa (è appena stato a
Cracovia a vedere come potrebbe farlo). Il minore Carl è quello notoriamente
più dotato dei due, bravo a scuola, bravo con le donne, bravo con la gente in
generale: ha ottenuto quel che spesso Roy pure desiderava. Per almeno due
volte erano usciti dai guai solo insieme, uccidendo. Ora l’agente rurale Kurt
Olsen vuole ancora incastrare Roy per la morte del padre, del resto tutti
cercano sempre altro (da quel che hanno) e tengono famiglia (da cui il titolo).

L’ottimo talentuoso fortunato Jo Nesbø (Oslo, 1960), già calciatore di A, agente
di borsa, giornalista, chitarrista e paroliere (spesso negli stadi con la sua band
Di Derre), da quasi trenta anni è famoso nel mondo soprattutto per gli ottimi
lunghi tredici noir (1997 – 2022) della serie Harry Hole (da tempo siamo tutti
tragici holeomani), ma scrive spesso altri interessanti romanzi di genere
(quando non ha da suonare o arrampicarsi). L’ottimo romanzo è il seguito di Il
fratello, uscito nel 2020 e subito tradotto. Le peculiarità stilistiche restano
efficaci: la narrazione è sempre quella di Roy in prima persona al passato
(proprio del protagonista che usa parlare poco e non è invidioso);
l’ambientazione lontana dalla metropoli e quasi fissa sullo sperduto selvaggio
gelido ecosistema di monti, foreste, laghi, stradacce e piccoli agglomerati
(l’auto con l’uomo sopra la gola rocciosa e in mezzo alla neve della copertina);
il tema un’introspezione psicologica della potente primordiale relazione di
sangue fra due fratelli, pur molto diversi, divenuti inseparabili durante infanzia
e adolescenza, a costo di scelte morali sbagliate e vittime; lo svolgimento una
specifica rete di gelosie e rivalità, odi e amori, interessi e alleanze, falsità e
pettegolezzi (anche fra loro due) tipici non solo delle piccole comunità; pure
nel secondo romanzo le scelte sono connesse sia a inevitabili accidenti e
crimini di tante esistenze individuali (effimere e precarie) sia ai modelli che si
assumono e ai relativi desideri “mimetici” relativi a ciò che desiderano altri
(citato anche qui René Girard, lo stesso antropologo francese rivelatore del
“capro espiatorio”). I due fratelli sono una residua famiglia Opgard in vita, ma
le passioni affettive e i legami familiari sono tanti: valli a tagliare in quella zona
dove ci si conosce tutti e trapela ogni interesse o misfatto! Kurt è anche il
biondo allenatore della squadra di calcio appena promossa in terza divisione, di
proprietà della spa diretta da Carl. Inoltre, Roy s’innamora della 25enne
splendida Natalie (che aveva un tempo salvato dal padre), ricambiato. Le
occasioni di amori e sesso, affari e tempeste, sono continue, nelle ultime cento
pagine s’alternano meravigliosamente felicità e catastrofi, mai dome. Sembra
di stare sull’ottovolante, discese sanguinanti e risalite ardimentose, almeno tre
bei giri completi delle montagne russe (più o meno quelle che il protagonista
desidera costruire). A Roy piace il blues sommesso e gli assolo minimalisti di
J.J. Cale (ma risuonano pure Leonard Cohen e altri). Tanta birra e talora vino,
pure analcolico (esplicitamente terribile).

***

Una questione di soldi
Gabriella Genisi
Giallo
Sonzogno Venezia
2025
Pag. 189 euro 16

Bari. Una recente seconda metà di marzo. Trascorso un malinconico Natale con
ricordi
da orfanella e un solitario capodanno a Torino con una piccola bottiglia
di champagne, mentre un terremoto giudiziario sta travolgendo la città, il 16
marzo la mitica 46enne Lolita Lolì Lobosco, direttrice della sezione Omicidi
della questura, occhi zingari e capelli scuri, sorriso perfetto e piccolo neo sulla
guancia sinistra, buona lettrice e ottima osservatrice, miscredente e
scaramantica, un metro e settanta con tacchi da Louboutin e quinta di
reggiseno, viene chiamata a causa di un cadavere di donna rinvenuto in una
via del centro murattiano. Potrebbe essersi lanciata da un balcone, ma non
essendoci testimoni non è possibile escludere che si tratti di omicidio. Lei
osserva la scena del crimine e capisce che probabilmente è stata gettata di
sotto, qualche giorno dopo l’autopsia confermerà. Scopre subito l’identità: si
tratta della 46enne barese Margherita Colonna, direttrice di un istituto di
credito a Poggiofranco, due figli, un marito dal quale si era separata di recente,
una sorella residente in Germania. Il problema però è l’aspetto della vittima,
quasi identica a Lolita: a poca distanza dal corpo spicca una scarpa décolleté
dalla suola rossa, come le sue; poi stessi capelli lunghi a onde, medesima
corporatura, smalto in tinta con le scarpe; chiunque incontra per indagare le
conferma una straordinaria inquietante somiglianza; l’amico professore
dell’istituto di Medicina legale del policlinico le propone addirittura un prelievo
di dna per stabilire eventuali legami di parentela. Margherita non aveva una
reputazione gentile, spendeva tanto per consumi lussuosi, mostrava inghippi
nella propria stessa banca e notevoli difficoltà economico-finanziarie. Forse non
si è tanto di fronte all’ennesima violenza sentimentale quanto a questione di
soldi (da cui il titolo).

Undicesima (dal 2010 al 2024) divertente avventura della riuscita serie barese
sull’intraprendente decisa commissaria Lolita (nome popolare evocativo) per la
brava scrittrice Gabriella Genisi (Bari, 1965). L’arrivo in televisione e il relativo
grande successo (merito pure dell’attrice Luisa Ranieri) hanno confermato il
gradimento per una protagonista femminile schietta e ammaliante, madre
siciliana e padre napoletano (Nicolino, carabiniere ammazzato davanti casa
quand’era piccolina). L’ex Giancarlo Caruso continua a stare a Mattinata
lavorando a Manfredonia, ma si fa sentire spesso, il legame è comunque forte;
l’incontro con il magnetico avvocato Luca Defano si rivela appagante per vari
giorni, beato lui; l’amica Marietta, procuratrice capo della Repubblica, si fa
raccontare ogni particolare e non l’abbandona mai, con affetto e consigli;
continuano significativi costanti screzi con la sorella Carmela nel bed &
breakfast che quest’ultima gestisce con la loro mamma (al terzo piano di un
edificio centrale); soliti siparietti con gli agenti e il questore; non si fa mancare
una chiacchierata telefonica con Salvo Montalbano né un riferimento alla fiction
poliziesca su Rai 1, che non riesce a seguire. Cinque ricette in fondo anche a
questa avventura (raramente sono previsti gli abbinamenti con il vino), quelle
via via provate in parallelo con l’indagine, almeno finché non emerge la data di
nascita della vittima e la commissaria scopre il colpevole. Per la cena con
l’amica, Lolita apre un underwater wine Tenuta Campo al Signore (là per
Bolgheri), poi prepara l’Assassina; in giro si beve comunque spesso la birra.

***

La concessione del telefono
Andrea Camilleri
Romanzo (storico)
Con una nota di Alessandro Barbero e uno scritto di Raffaele La Capria (1998)
Illustrazione di copertina di Lorenzo Mattotti
Sellerio Palermo
2025 (1° ed. 1998)
Pag. 324 euro 16

Vigàta (Montelusa). 1891-1892. Nel centenario della nascita, la casa editrice Sellerio
ha deciso di ripubblicare una scelta di 12 titoli dell’immenso Andrea Calogero
Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019).
“La concessione del telefono” fu edito nel 1998, primo romanzo storico ambientato
a Vigàta, nello stesso territorio dove poi opererà Salvo Montalbano, un secolo prima.
Il buon Pippo Grimaldi voleva ottenere l’installazione in casa del telefono (da cui il
titolo) e finì nella morsa di due ingranaggi ottusi e potenti, lo Stato unitario e la
Mafia. In esergo, ovviamente, una riflessione di Pirandello. Attenzione, meraviglia!
La magnifica narrazione non è organizzata in prima o in terza persona: tutto avviene
tramite documenti, lettere, dialoghi, in “italiano vigatese”. Incantevole e paradossale.
Il grande storico Alessandro Barbero racconta con affetto e ammirazione il contesto
degli anni Novanta in cui esplose il nostro imperituro camillerismo.

***

L’isola tra le selve. Poesie scelte 1967 – 2024
Umberto Piersanti
Poesie
Prefazione e cura di Massimo Raffaeli
Marcos y Marcos Milano
2025
Pag. 238 euro 19

Non perdetevi il mondo lirico di Umberto Piersanti (Urbino, 1941), è un godimento
letterario
. Ora, con meticolosa cura e accorta selezione, l’antologia “L’isola tra le
selve” ripresenta un’ottantina di composizioni dagli esordi nel 1967 all’ultima
pubblicazione nel 2020. Ci sono i propri affetti e luoghi (come su una piccola isola
non in mezzo al mare, talora, da cui il titolo); il dato del momento autobiografico è
sempre presente, accanto alle biodiversità contadine e all’interlocuzione con altri
poeti (anche lui ormai da decenni fra i massimi poeti italiani contemporanei).
Piersanti ha insegnato Sociologia della letteratura nella natia Urbino, qui siamo nel
campo dello studiato uso delle parole per riassumere l’inquietudine della vita fragile e
assurda, il lieto o complicato modo di stare al mondo, ciascuno attraverso la propria
storia e geografia, le proprie dinamiche relazionali e il proprio contesto paesaggistico,
“sospeso a mezzo fra il ricordo e l’invenzione mitica” (Raffaeli).

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Gramsci formidabile polemista di argomenti sociali e letterari
Rita Arca
Saggio
Prefazione di Anna Maria Capraro
Il Maestrale Nuoro
2024
Pag. 220 euro 20

Il sardo Antonio Gramsci (Ales, 1891 – Roma, 1937) crebbe in uno splendido
variegato ecosistema insulare,
si trasferì povero a Torino per divenire linguista e poi
altrove, divenne famoso al mondo (e indispensabile alla cultura successiva), tornò
ogni tanto finché il feroce fascismo non lo incarcerò, restò legato ad affetti e ricordi,
luoghi e biodiversità della sua terra. Attraverso il bel volume “Gramsci formidabile
polemista”, la docente sarda (ora in pensione), narratrice e storica Rita Arca
ricostruisce la sua biografia, immergendoci sapientemente nel contesto dell’infanzia e
adolescenza. Tutta la prima parte approfondisce gli anni difficili a Ghilarza, il
ginnasio a Santu Lussurgiu, il liceo a Cagliari (con i famosi temi ritrovati, uno su
Leopardi). La seconda parte giunge al Biennio Rosso, la terza va dalla direzione
comunista internazionale all’arresto, la quarta riguarda il carcere, con esame attento
dei suoi scritti. Testo arricchito da ricerche d’archivio, documenti, foto.

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