Gli scossoni che la nuova Amministrazione americana sta proponendo all’assetto delle relazioni internazionali e allo stato del mondo sono l’opposto dell’iniziativa di pace con cui vorrebbero ammantarsi.
Stanno spingendo verso una politica di riarmo generale, Europa in testa, e stanno affermando sempre di più l’idea che solo la forza e gli interessi economici più crudi sono i regolatori delle scelte: alla faccia di tutti gli sbandierati valori dell’Occidente che vengono triturati ogni giorno da chi dovrebbe esserne il massimo rappresentante.
Miserevole lo spettacolo del governo italiano che, diviso e in piena contraddizione, da un lato fa a gara al suo interno a chi è più trumpiano dell’altro quando è proprio da lì, da Trump, che sta venendo la spinta che ordina il riarmo, e impone nuovi dazi all’economia, e dall’altro, per mascherare questa difficoltà grande, alza la posta della polemica verso gli elementi costitutivi degli assetti democratici nati nella lotta a nazismo e fascismo, e a finire vergognosamente sotto attacco sono gli antifascisti europeisti di Ventotene.
Anche da questo emerge che il tema da porre – come invece continua a fare la parte più disciplinata del pensiero dominante e informante europeo – non è quello dei sacri valori dell’Occidente. Non solo dimenticando così che è nella civilissima Europa, e non nelle steppe asiatiche, che sono nati fascismo, nazismo e Olocausto, ma anche che nella sua torsione e accelerazione più recenti – e figlie della crisi del suo stesso dominio incontrastato degli ultimi tre decenni e della ingovernabilità crescente che ha generato – il tecno-finanz-feudal-capitalismo mostra di avere bisogno di procedere in una torsione securitaria e autoritaria sempre più accentuata, travolgendo gli istituti stessi della democrazia liberale: sia nei suoi ordinamenti nazionali che in quelli delle relazioni internazionali.
Ecco perchè Riarmo e Guerra sono le parole che ci stanno bombardando in modo oramai ossessivo, e in territori sempre più ampi del Pianeta, in modo anche materialmente devastante.
Disarmare la Terra ha indicato dalla sua stanza di ospedale il Papa sofferente cogliendo ancora una volta con lucidità estrema il cuore del problema e la via di uscita possibile.
Ecco il messaggio che l’Europa dovrebbe far proprio e su cui costruire una nuova dimensione ideale, sociale e democratica capace di sollecitare tutti gli Stati e la politica a livello mondiale.
E l’Europa avrebbe potuto arrivare da sola all’idea che se vuoi la pace devi pur parlare con il tuo interlocutore, ed anche avversario se del caso, forte della sua storia e memore delle sue tragedie: e invece si è fatta scavalcare dall’iniziativa diretta degli USA, che la esclude e marginalizza, e che spinge il terreno della trattativa tutto sul terreno del confronto tra logiche imperiali. E quel che deriverà dal campo solitario di queste logiche – e pure dobbiamo augurarci che qualcosa di positivo maturerà in termini di stop alle distruzioni – non potrà non essere avvelenato.
Già, l’Europa. Ma chi? Come? Quale? Di chi?
Ecco il tema oramai non eludibile che sta appassionando, anche su queste pagine online.
E forse è proprio da un largo confronto su questo che potrà uscire rafforzata la ricerca di nuove soggettività ( anche, se possibile, nel senso di rinnovamento profondo di quelle esistenti ), e di nuove pratiche che diano senso, istituti, forza ad un potere democratico ascendente – come dice con forza il CRS nelle sue analisi – e ad un vero demos europeo.
C’è una cosa che non cambia invece ed è una costante della realtà: la sofferenza indicibile del popolo palestinese con l’arroganza colpevole di un governo come quello israeliano del tutto screditato nella sua guida e un continuo rimontare d’odio tra due Popoli che invece potrebbero e dovrebbero segnare insieme il proprio futuro.
Anzi, proprio su questo terreno il nuovo Presidente americano sta dando corpo ad una oscena prospettiva di deportazione e di saccheggio e sta puntellando quel capo di governo israeliano che è contestato coraggiosamente da larghi settori di società civile di quel paese.
Ci stiamo assuefacendo a questo dolore inferto?
E allora, se no, dobbiamo reagire. Come quel dolore merita.
Questo è l’appello che tutte le forze democratiche organizzate dovrebbero fare proprio.
Gianfranco Nappi
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l’immagine in evidenza è tratta dal sito di Unicef Italia