Ricapitoliamo. Qualche giorno fa al Parlamento Europeo è stata votata una Risoluzione che conteneva un passaggio di “ apprezzamento ” della proposta ReArm Europe avanzata dalla Von der Leyen. Il gruppo del PD si è spaccato sia sul voto sul paragrafo specifico, sia sul voto finale sull’ intera risoluzione. La Segreteria aveva chiesto un voto di astensione sul Testo complessivo della Risoluzione che comprendeva, tra vari argomenti, anche il contestato paragrafo 68 sul Riarmo. Otto Parlamentari sul paragrafo 68 e dieci sul voto finale hanno, invece, espresso un voto favorevole. Tredici hanno votato contro il paragrafo 68 e undici si sono astenuti sul Testo complessivo. La vicenda rileva sia per le dinamiche interne al PD, sia per le ripercussioni esterne, sia per i rapporti tra il PD e il PSE ( gruppo del quale il PD fa parte in Europa ). Il PD ha espresso un giudizio chiaro: Difesa Comune si, Riarmo nazionale no. La proposta della Commissione Europea è sbilanciata in quest’ ultima criticata direzione. Evito di addentrarmi nei tecnicismi delle modalità di voto al Parlamento Europeo. Andiamo, come sempre, al sodo. A nessuno può sfuggire che questo voto si è verificato dopo che già in una precedente occasione ( Risoluzione Ucraina ) vi era stata una diversificazione tra gli Eurodeputati PD; vi era stata alla fine del 2024 una prima riunione seminariale per chiarire le posizioni; a fine Dicembre si era riunita l’ Assemblea Nazionale; a Febbraio si era tenuta la Direzione Nazionale che aveva approvato all’ unanimità la Relazione della Segretaria che conteneva indicazioni esplicite con particolare riferimento a tre punti: Europa, Referendum, Partito. In virtù di una discussione, dunque, che non ha mai conosciuto pause né forzature, è stato giusto quanto consequenziale esprimere un dissenso sul cosiddetto “Riarmo” e segnalarlo con decisione al PSE. Nel frattempo, anche questo non sarà sfuggito, veniva emergendo una certa sofferenza nel variegato mondo che alle ultime primarie ha sostenuto Bonaccini, reo tra l’ altro per molti suoi sostenitori di essere troppo accondiscendente con la linea imposta dalla nuova Segreteria.
E’ accaduto dunque che – utilizzando il complesso passaggio al Parlamento Europeo su un tema di grande esposizione politica e culturale e avendo in mente le nette decisioni dell’ ultima Direzione Nazionale – gli Eurodeputati di area Bonaccini abbiano voluto dare un colpo ad Elly Schlein. Colpendo duro e provando a delegittimare ( se non disarcionare ) la Segretaria. La punta di diamante di questo movimento, l’ on. Pina Picierno, accusa la Segretaria di aver portato il PD su un binario morto. L’ ex sen. L. Zanda, chiede un Congresso Straordinario. Vengono mobilitati i mezzi di comunicazione disponibili per organizzare processi sommari e plotoni di esecuzione ( bellissimo il Congresso straordinario convocato, discusso e concluso da Gruber, Giannini e Zanda su La7 ). Il PD deciderà come affrontare la questione. Ma chi ha cuore le sorti della sinistra in questo Paese ed in Europa non può sottovalutare. In un quadro di notevole complessità politica, tecnica e mediatica, la decisione di astenersi sul Testo complessivo ( votando contro il paragrafo specifico ) rivela il proprio senso. La scelta meno semplice, meno comoda e più dura. La reazione ne è una prova lampante. Perché quella astensione, lungi dall’ essere frutto di una indecisione o di una scarsa chiarezza, consentiva di mantenere intatto il punto netto di critica alle scelte proposte da Von der Leyen; di affermare le posizioni sul processo di integrazione Europea; di aprire nel contempo un fronte di chiarimento con il PSE che va messo in discussione nelle sue scelte e nelle sue forme organizzative. Chi pensa che il PD, in tale situazione, potesse votare “ a prescindere ” contro sta fuori dal mondo. Chi pensa che il PD dovesse allinearsi al PSE e rinunciare alle sue posizioni, il mondo non vuole o non sa cambiarlo.
Ma le questioni sono ormai poste !
Dentro il PD perché, al netto delle questioni che attengono a profili disciplinari che pure andrebbero chiariti definitivamente, andrebbe fatta una battaglia politica aperta e diffusa a quelle posizioni che non comprendono – nonostante le storiche sconfitte dalle quali il PD proviene – che il PD o è in grado di rappresentare genuini interessi ed istanze popolari di Pace, Democrazia e Lavoro oppure si riduce e si condanna alla evanescenza, al distacco dai fondamentali interessi popolari che dovrebbe rappresentare ed a divenire un insieme di illuminati amministratori di interessi e scelte per conto terzi. Semplifico: Con Bonaccini Segretario non ci sarebbe stata la battaglia sull’ Autonomia Differenziata, né quella sul Salario Minimo, né la posizione espressa sui Referendum. Né il PD sarebbe tornato fuori e dentro le fabbriche, i luoghi della marginalità, della sofferenza, della cura, della disuguaglianza di genere e territoriale. Escludo che si sarebbe posto un tema di rinnovamento nelle realtà locali, neanche per sogno in Campania. Cecilia Strada e Marco Tarquinio non sarebbero nel Parlamento europeo. Dentro il PSE perché o questo raggruppamento diventa una vera forza/partito transnazionale che riassume e recupera un punto di critica moderno dell’ attuale fase dello sviluppo capitalistico e lo traduce in linee politiche, strutture organizzative, iniziative di lotta e scelte di governo oppure si condanna ad una oggettiva subalternità alle forze del PPE e ad una progressiva e pericolosissima marginalità politica ed elettorale. E’ tutto in discussione, tutto cambia sotto i nostri occhi e l’ unica cosa che pretende di restare immota è il fantastico mondo della socialdemocrazia europea !
Le questioni, entrambe, sono complicate e difficili. Elly Schlein o le affronta o sarà l’ ennesimo Segretario che ci prova e, poi, o si adegua o lascia. Penso che le affronterà. Converrebbe, al di là delle collocazioni di ciascuno, sostenerne lo sforzo e accompagnarne e sollecitarne la dura prova. Aspettare che il PD tracolli perché dalle sue ceneri nasca un altro soggetto politico in grado di cambiare il mondo la considero una tragedia più che una pia illusione.
In questo passaggio c’è stata la Piazza del Popolo del 15 Marzo. Anche qui veniamo al dunque. Michele Serra è un giornalista che stimo e fa parte della nostra formazione dai tempi di Tango/Unità. Ha fatto cosa buona e giusta. Ma una Piazza convocata da “Repubblica” qualche problema di comprensione di quale sia l’ esatta collocazione delle forze in campo lo pone. ( Così come segnala che c’è stato un evidente ritardo a sinistra nel riuscire a cogliere bene l’ intreccio che si è determinato – a partire dai fatti dell’ Ucraina e della Palestina e soprattutto nei sentimenti popolari – tra questioni geopolitiche, vicende Nazionali e Regionali e la condizione materiale delle persone.) Anche perché, più banalmente, una parte dei commentatori di punta di quel giornale ce li ritroviamo a partecipare al ricorrente gioco denigratorio della Segretaria del PD appena si discosta dai sacri principi del moderatismo liberal-democratico. L’ autonomia del PD e di tutte le forze democratiche e di progresso va riaffermata, difesa e tutelata.
Eppure quella Piazza serviva, se ne avvertiva la necessità, andava fatta ed andava sostenuta. Con questa premessa, come ho avuto modo di dire: “ Bisogna che tutta l’ Europa che c’è si metta in marcia per una Nuova Europa ed un altro Mondo ! Occorre trovare subito una Piazza dove i Corpi ricomincino a mischiarsi alle Idee e alla voglia di nuova Organizzazione ? Si trovi la Piazza, si trovino le Piazze. E’ pur vero che “ se il Santo non esce dalla Chiesa, non comincia la processione “. Sapendo, però, che molte altre Piazze dovranno seguire e non basteranno buoni sentimenti e generiche professioni di europeismo per contrastare una Restaurazione violenta alla quale solo la potenza di un nuovo Risorgimento potrà sbarrare la strada per costruire Pace, Libertà ed Uguaglianza.” .
Dunque in questo, alla fine, c’è l’ indubbio valore di questa Piazza. La Processione doveva cominciare ed è cominciata. Ma se le forze democratiche, progressiste, la Sinistra non riusciranno a dare continuità a quel desiderio di mobilitarsi, di riflettere, di combattere “ smarcandolo ” dall’ iniziale “ ingenuità ” e incamminarsi su un percorso che realizzi il tempo di un nuovo Manifesto per una Nuova Europa – Terra di Libertà, Pace, Lavoro, Democrazia, Accoglienza – anche quella bella ma fragile Piazza rischia di rimanere un episodio e nessuna, pur necessaria, tensione unitaria potrà eludere l’ urgenza della semplice e matura chiarezza delle intenzioni.
La speranza è che il senso di quella Astensione e il valore di quella Piazza si possano incontrare presto riconoscendo la oggettiva criticità dei loro punti di partenza e, insieme, possano essere scintille di nuova lotta e necessario cambiamento. Occorre sempre, come Gramsci insegnava, tutto l’ ottimismo della volontà necessario. Ma anche la Ragione, a ben vedere, comincia a ricevere qualche positivo segnale dall’ Italia e dall’ Europa che ci sono. Quelle che, anche nelle difficoltà, combattono, ovviamente. Non quelle che bramano e agognano solo di poter votare sempre e comunque “a favore”.
Giuseppe Vitiello